<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:googleplay="http://www.google.com/schemas/play-podcasts/1.0"><channel><title><![CDATA[Decostruzioni]]></title><description><![CDATA[Decostruzioni vuole essere uno spazio libero, anarchico e aperto per la cultura, la politica e la critica sociale.]]></description><link>https://decostruzioni.substack.com</link><image><url>https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!DOV7!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F84959603-ca44-464b-b6b8-364c76f149f1_443x443.png</url><title>Decostruzioni</title><link>https://decostruzioni.substack.com</link></image><generator>Substack</generator><lastBuildDate>Wed, 17 Jun 2026 05:15:59 GMT</lastBuildDate><atom:link href="https://decostruzioni.substack.com/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><copyright><![CDATA[Lorenzo Bodellini]]></copyright><language><![CDATA[it]]></language><webMaster><![CDATA[decostruzioni@substack.com]]></webMaster><itunes:owner><itunes:email><![CDATA[decostruzioni@substack.com]]></itunes:email><itunes:name><![CDATA[Lorenzo Bodellini]]></itunes:name></itunes:owner><itunes:author><![CDATA[Lorenzo Bodellini]]></itunes:author><googleplay:owner><![CDATA[decostruzioni@substack.com]]></googleplay:owner><googleplay:email><![CDATA[decostruzioni@substack.com]]></googleplay:email><googleplay:author><![CDATA[Lorenzo Bodellini]]></googleplay:author><itunes:block><![CDATA[Yes]]></itunes:block><item><title><![CDATA[DECOSTRUIRE IL CAPITALISMO CON DAVID HUME]]></title><description><![CDATA[There is no alternative, diceva Margaret Thatcher, ma possiamo dimostrare che un&#8217;affermazione di questo tipo non &#232; logicamente vera ed &#232; anzi costruita su una fallacia logica. L&#8217;alternativa forse c&#8217;&#232;, dobbiamo soltanto provare a pensarla.]]></description><link>https://decostruzioni.substack.com/p/decostruire-il-capitalismo-con-david</link><guid isPermaLink="false">https://decostruzioni.substack.com/p/decostruire-il-capitalismo-con-david</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Bodellini]]></dc:creator><pubDate>Mon, 16 Feb 2026 18:30:28 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!DOV7!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F84959603-ca44-464b-b6b8-364c76f149f1_443x443.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<div class="pullquote"><p><em>Il principio di realt&#224; non &#232; una specie di modalit&#224; naturale derivata da come le cose stanno&#8230;<br>Il principio di realt&#224; &#232; esso stesso ideologicamente mediato; si potrebbe persino arrivare a sostenere che sia la forma pi&#249; alta di ideologia, quella cio&#232; che si presenta come fatto empirico, come necessit&#224; biologica o economica, e che tendiamo a percepire come non ideologica. Ed &#232; proprio qui che dobbiamo prestare la massima attenzione a come l&#8217;ideologia funziona. </em>- Alenka Zupan&#269;i&#269;</p></div><blockquote></blockquote><p><em>Il mondo &#232; indipendente dalla nostra volont&#224;</em>, scriveva Wittgenstein. La <strong>realt&#224;</strong> esiste e dobbiamo farci i conti, per quanto io possa desiderare di volare, percepire gli ultrasuoni o vedere colori al di l&#224; dello spettro del visibile evidentemente non posso farlo, &#232; contrario alla mia natura e ad ogni mia possibilit&#224;.</p><p>Eppure, ci sono anche un sacco di cose che molti considerano naturali e che naturali non sono affatto: qualcuno ritiene naturale l&#8217;eterosessualit&#224;, qualcun altro la fede, c&#8217;&#232; chi ritiene naturale anche il capitalismo &#8211; e di questo dovremo parlare. Dove stia il limite tra natura e cultura &#232; difficile a dirsi, ma &#232; molto probabile che nella nostra <em>umwelt</em>, l&#8217;insieme degli oggetti percepibili e delle strutture di senso che orientano l&#8217;azione di noi esseri umani, ci sia molto pi&#249; di culturale di quanto siamo abituati a credere.</p><p>David Hume, un filosofo del &#8216;700, &#232; diventato famoso per la sua <strong>critica al principio di causalit&#224;</strong>: tutte le volte che avvicino la mia mano ad una fiamma mi scotto, ne inferisco un rapporto di causazione tra il mio avvicinare la mano alla fiamma e la mia scottatura. Ma non c&#8217;&#232; davvero nessuna necessit&#224; logica che collega i due eventi, argomenta Hume. La causalit&#224; &#232; soltanto un fatto psicologico: noi esseri umani ci siamo abituati a pensare che esista un rapporto di causa ed effetto tra due eventi che si seguono, ma non &#232; necessariamente cos&#236;. La nostra inferenza a favore della causazione &#232; di tipo <strong>induttivo</strong>: vediamo tante volte i due eventi susseguirsi e ne concludiamo che si susseguiranno sempre. Se vedo dieci, venti, cento cigni bianchi non segue logicamente che <em>tutti i cigni sono bianchi</em>. Potrebbe darsi, probabilisticamente, che ad un certo punto io incontri un cigno nero e la mia inferenza risulterebbe falsificata.</p><p>Qualcosa di molto simile, a mio parere, avviene anche in politica. Osserviamo &#8211; ad esempio &#8211; dieci, venti, cento individui eterosessuali e ne inferiamo che <em>tutti gli esseri umani sono eterosessuali</em>, cio&#232; inferiamo la naturalezza &#8211; e quindi l&#8217;universalit&#224; &#8211; dell&#8217;eterosessualit&#224; a partire da una inferenza non logicamente conseguente. Lo stesso discorso pu&#242; essere fatto in merito al nostro sistema economico: osserviamo molti casi in cui il sistema capitalistico risulta vincente ed efficiente, questo ci basta per considerarlo naturale.</p><p>Esiste una famosa legge in etica chiamata &#8220;legge di Hume&#8221; (quello stesso Hume del paragrafo precedente), secondo la quale da nessun <strong>essere </strong>pu&#242; derivare un <strong>dover essere &#8211; </strong>mi spiego &#8211; da nessuna considerazione descrittiva pu&#242; derivare una considerazione normativa: non &#232; possibile affermare che, dal momento che qualcosa <strong>&#232;</strong> in un certo modo, allora qualcos&#8217;altro <strong>dovr&#224; essere</strong> in un certo altro modo. &#200; un&#8217;inferenza erronea affermare che dal momento che il nostro sistema economico &#232; capitalistico, allora dovr&#224; necessariamente esserlo sempre. Questa visione fallace ci permette di giustificare tutte le storture, le imprecisioni, i problemi, financo le violenze, del capitalismo.</p><p><em>There is no alternative</em>, diceva Margaret Thatcher, ma possiamo dimostrare che un&#8217;affermazione di questo tipo <strong>non &#232; logicamente vera </strong>ed &#232; anzi costruita su una fallacia logica. L&#8217;alternativa forse c&#8217;&#232;, dobbiamo soltanto <strong>provare a pensarla</strong>. Costruire una societ&#224; post-capitalista sembra un&#8217;utopia, ma ci sono infinite strade che l&#8217;umanit&#224; pu&#242; scegliere di intraprendere che non sono necessariamente quelle proprie del capitalismo liberista o del socialismo marxista. L&#8217;occidente deve liberarsi delle sue vecchie, polverose, <strong>ideologie</strong>.</p><p>&#200;, infatti, tanto un problema la difesa del capitalismo sulla base della sua <strong>supposta naturalezza</strong>, quanto l&#8217;attacco socialista costruito su una visione marxista vecchia di duecento anni, il socialismo reale ha fallito definitivamente, non era la strada giusta e va accantonato. Bisogna liberarsi di esso per fare spazio a nuove possibilit&#224;, <strong>nuovi ambiziosi ideali</strong>.</p><p>Ma restiamo concentrati sul nostro problema: quali alternative fornire al sistema capitalistico? Difficilmente possiamo pensare ad una societ&#224; senza <strong>propriet&#224;</strong>, ancora pi&#249; difficilmente possiamo pensare una societ&#224; senza <strong>possesso</strong>. Eppure, alcuni teorici &#8211; Proudhon su tutti &#8211; hanno riflettuto sulla costruzione di realt&#224; alternative basate sul <strong>mutualismo</strong> e sulla <strong>collaborazione</strong>. Ma gli esseri umani &#8211; si dice &#8211; sono aggressivi ed egoisti, concepiscono soltanto il proprio benessere individuale e, allo stato di natura &#8211; come voleva Hobbes &#8211; sono <strong>l&#8217;uno lupo dell&#8217;altro</strong>. Tuttavia, riflettendoci su, questa descrizione antropologica non sembra proprio costruita appositamente per difendere un certo stato di cose? Non potrebbe essere altrimenti? Cosa ci d&#224; la garanzia che Hobbes avesse ragione? Assolutamente nulla, anche in questo caso non esiste alcuna inferenza logicamente conseguente che ci permette di affermare che una societ&#224; umana non possa vivere in una condizione di <strong>cooperazione senza sfruttamento</strong>.</p><p>Eppure, <strong>l&#8217;osservazione empirica</strong> ci mostra continuamente che gli esseri umani sono spietati ed egoisti. Ma, come abbiamo argomentato finora, non possiamo inferire da ci&#242; che tale condizione sia naturale, potrebbe essere un prodotto <strong>storicamente determinato</strong>. James C. Scott, nel suo <em>Elogio dell&#8217;anarchismo</em>, non nega la descrizione antropologica hobbesiana, ma sostiene che sia stata proprio l&#8217;entit&#224; statuale che Hobbes chiama Leviatano a generare l&#8217;egoismo e l&#8217;individualismo che oggi riconosciamo tra noi esseri umani. &#200; perlomeno pensabile che sia proprio cos&#236;.</p><p>Ma se l&#8217;egoismo umano &#232; un tratto storicamente determinato e &#8211; in quanto tale &#8211; <strong>culturale</strong>, esso &#232; <strong>decostruibile</strong> e superabile, esattamente come il capitalismo stesso. Dobbiamo tornare a immaginare realt&#224; alternative, mondi possibili, futuri desiderabili. Possiamo farlo, ma ci vuole la voglia ed il coraggio di superare <strong>l&#8217;ideologia</strong>. Non soltanto, ci vuole tanta fantasia. Se saremo capaci di questo potremo costruire un mondo migliore, la logica non ci pone alcun limite in questo campo, pensiamo dunque!</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://decostruzioni.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://decostruzioni.substack.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[BORGES FORGIATORE DI MONDI]]></title><description><![CDATA[La reale irrealt&#224; di Tl&#246;n]]></description><link>https://decostruzioni.substack.com/p/borges-forgiatore-di-mondi</link><guid isPermaLink="false">https://decostruzioni.substack.com/p/borges-forgiatore-di-mondi</guid><dc:creator><![CDATA[Samuele Brullo]]></dc:creator><pubDate>Thu, 05 Feb 2026 19:01:52 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!DOV7!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F84959603-ca44-464b-b6b8-364c76f149f1_443x443.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><em>&#171;Cogito ergo sum&#187;</em>, diceva Cartesio nell&#8217;estasi delle idee. Oggi la sua scoperta decade a motto popolare, da postare occasionalmente sui social. Le idee hanno da tempo cessato di smuovere il mondo, non si teme pi&#249; il loro potere, ormai accessibile a tutti. E nonostante la nostra epoca si mostri come l&#8217;apoteosi dell&#8217;intelletto, ci&#242; non fa altro che lasciare spazio al dilagare dell&#8217;ignoranza: il pensiero, in quanto attivit&#224; quotidiana, perde il suo senso per sprofondare nelle bocche dei furbi e appesantire il giogo dei deboli.</p><p>Per combattere queste distorsioni mentali, bisognerebbe leggere un racconto tra i pi&#249; conosciuti e riusciti di Borges: parlo di <em>Tl&#246;n, Uqbar, Orbis Tertius.</em> Non &#232; necessaria, seppur consigliabile, una preliminare immersione nei labirinti dell&#8217;opera borgesiana; pu&#242; aiutare una buona dose di cultura, a cui oggi provvede Internet con la sua interminabile fonte di informazioni. In effetti, i racconti di Borges sono gli agglomerati culturali per definizione: in essi albergano le pi&#249; strambe teorie filosofiche, i pi&#249; inaspettati riferimenti letterari, per non parlare dei nomi presi in prestito dalla storia e rimodellati dall&#8217;autore. Insomma, si propongono come il test perfetto per l&#8217;uomo saccente e ben istruito del XXI secolo, pavone della conoscenza. Il paradosso, per&#242;, &#232; che, come in tutti i labirinti, la conoscenza finisce per rivelarsi una strada senza uscita, di cui Borges si prende animatamente gioco.</p><p><em>Tl&#246;n, Uqbar, Orbis Tertius </em>&#232; anche la <em>fiction </em>per eccellenza: si apre con lo sfolgorio di uno specchio e si chiude in un mondo moltiplicato. &#200; Borges che ammette senza pudore la natura artificiale dei suoi racconti, non a caso inseriti nella raccolta <em>Finzioni</em>. I mondi che genera, ben lungi dall&#8217;essere reali, sono solo immagini, che inevitabilmente filtrano la realt&#224; con la sua percezione: sono finzioni percettive. La percezione, dunque, secondo Borges, &#232; un unicum dell&#8217;individuo e, nel momento in cui si fa legge universale, ecco che tende pian piano a trasformarsi in qualcosa di sinistro, che sconfina oltre l&#8217;immaginario. Questo ribaltamento della percezione &#232; lo stesso che si verifica nel racconto con la regione di Tl&#246;n: illusione berkeleyana fatta realt&#224;, in questo strano universo l&#8217;uomo vive secondo le forze del proprio sentire. In che modo lo faccia ce lo spiegano le teorie formulate all&#8217;interno di Tl&#246;n: alcuni pensano di vivere un ricordo crepuscolare, altri negano l&#8217;esistenza del tempo, ma tutti nella metafisica <em>&#171;non cercano la verit&#224;, e neppure la verosimiglianza, ma la sorpresa.&#187;</em>. Un mondo in cui l&#8217;uomo, pi&#249; creatore che creatura, si trova gi&#224; definito in partenza.</p><p>A Tl&#246;n vivere coincide con pensare. Cartesio probabilmente avrebbe considerato una simile regione il destino ultimo del genere umano, eppure il mondo di Tl&#246;n, ci dice Borges, &#232; soltanto frutto di una congiura ordita dal milionario Ezra Buckley contro la realt&#224; dominata da simboli e dei. <em>&#171;Buckley nega Dio, ma vuole dimostrare al Dio inesistente che gli uomini mortali sono capaci di concepire un mondo.&#187;</em>. Cos&#236;, nella sua opera di smantellamento del mondo storico, d&#224; vita a un nuovo mito, un mito cosmico e valido universalmente. Buckley riunisce in s&#233; la forza delle idee di Berkeley, Spinoza, Leibniz e Schopenhauer (solo alcuni dei filosofi citati da Borges) per concepire la sua enorme creazione, dimostrando come il pensiero umano sia in grado di prevaricare i limiti della carne. Effettivamente, verso la fine del racconto, sorge l&#8217;impressione che il mondo stia deformandosi secondo gli assunti di Tl&#246;n: <em>&#171;Il contatto con Tl&#246;n, l&#8217;assuefazione ad esso, hanno disintegrato questo mondo. [...] &#232; gi&#224; penetrato nelle scuole l&#8217;&#8221;idioma primitivo&#8221; (congetturale) di Tl&#246;n; e l&#8217;insegnamento della sua storia armoniosa (e piena di episodi commoventi) ha gi&#224; obliterato quella che presiedette alla mia infanzia&#187;</em>. Ed ecco, le truppe dell&#8217;utopia assediano le mura indifese della nostra Terra, decise a riscattarla dalla sua inefficienza.</p><p>Borges espone in questo racconto, meglio di qualsiasi filosofo, la teoria che diventa catastrofe: gli uomini che sognano un mondo artificiale, ordinato e ben integrato nelle categorie universalmente riconosciute. Il nostro universo, la nostra realt&#224; imperfetta e limitata (se non limitante), oltre ad essere intrinsecamente confusionaria, non &#232; minimamente conforme ai nostri ideali di perfezione. Cos&#236; entra in gioco la filosofia, che fonda l&#8217;idealismo per continuare l&#8217;opera di un Dio stanco e sconclusionato. Gli abitanti di Tl&#246;n hanno il privilegio di trasformare il<em> &#171;cogito ergo sum&#187; </em>in <em>&#171;cogito ergo sum omnipotens&#187;</em>, dal momento che possono creare e distruggere grazie alla loro attivit&#224; percettiva. In un mondo simile si pu&#242; vivere letteralmente senza preoccupazioni, nel completo stoicismo, in altre parole, &#8220;senza pensieri&#8221;.</p><p>Ma in che senso &#8220;smettere di pensare&#8221; in un mondo che esiste solo grazie al pensiero? Nei suoi racconti Borges non d&#224; risposte, crea schemi allusivi. In <em>Tl&#246;n, Uqbar, Orbis Tertius </em>si pu&#242; vedere di tutto: dalla critica all&#8217;ideologia in tutte le sue forme all&#8217;eterno gioco di rimandi finzionali, dal mero artificio retorico alla suggestiva visione di un mondo extrasensoriale. Ma una cosa &#232; certa: Borges, qui pi&#249; che in ogni altra sua opera, dimostra l&#8217;impotenza dell&#8217;uomo a forgiare mondi. Da quando Aristotele ha osato definirci animali razionali, la nostra sete di potenza &#232; sempre e solo aumentata traducendosi in sete di nuovi mondi. Il salto logico &#232; semplice: se l&#8217;intelletto &#232; cos&#236; potente da determinarci, allora sar&#224; possibile vivere solo ed esclusivamente grazie alla sua attivit&#224; creatrice. Tutte le teorie della conoscenza sono il risultato di questo assioma, e Tl&#246;n ne &#232; l&#8217;estrema conseguenza.</p><p>Un mondo privato di qualsiasi mistero, dove tutto &#232; gi&#224; scritto e ascrivibile al solo pensiero, dove le idee dominano incontrastate e gli uomini padroneggiano incontrollati. Di un simile scenario Borges mette in evidenza le orribili precisioni, disturbanti e, soprattutto, noiose, incomplete. Ed &#232; proprio qui che sta la fregatura: a Tl&#246;n nessuno pu&#242; pensare nel vero senso del termine, il pensiero &#232; solo un attributo di cui ci si serve naturalmente, la stessa materia &#232; il prodotto di un&#8217;associazione di idee. Nella traduzione dell&#8217;idea in materia e della materia in idea l&#8217;uomo ha completato il suo lungo processo di divinizzazione: giunto a questo punto, pu&#242; finalmente smettere di pensare perch&#233; della filosofia non sa pi&#249; che farsene. Ormai, per questo superuomo istruito, il pensiero &#232; svago, &#232; azione generatrice. Ma un mondo del genere non esiste, non coincide col nostro. Allora come mai Borges, alla fine del racconto, ne parla come se la trasformazione della Terra in Tl&#246;n fosse imminente? Forse perch&#233; proprio il 1940 (anno di pubblicazione del racconto) coincide con un anno di rivolgimenti, psicologico-sociali prima che industriali, per la generazione dello scrittore: la grande guerra, il progressivo infittirsi delle ideologie, la soppressione dell&#8217;uomo ad opera dei suoi stessi simili... in breve, il pensiero individuale che si universalizza nello spazio e nel tempo.</p><p>Oggi pi&#249; che mai grava su noi il peso di Tl&#246;n, non pi&#249; attraverso l&#8217;epoca tumultuosa che Borges visse sulla sua pelle, ma nella pacifica conformazione delle nazioni. Una scoperta dopo l&#8217;altra, l&#8217;animale razionale avanza nella sua ripida ascesa, costruisce masse e riduce il pensiero a un palliativo serale, uno svago intellettuale. La forza delle idee, silenziosamente, ha gi&#224; fatto i conti con il suo spegnimento. L&#8217;uomo del progresso, il liberale contemporaneo, &#232; diventato finalmente quello che ha sempre sperato di essere: un creatore senza pensieri, padrone di s&#233; stesso. Borges, per&#242;, ci ricorda che &#171;Tl&#246;n&#187;, proprio come il racconto che l&#8217;ha generato, &#171;<em>sar&#224; un labirinto, ma &#232; un labirinto ordito dagli uomini, destinato a essere decifrato dagli uomini.</em>&#187; Al contrario, la realt&#224;<em> &#171;sar&#224; magari ordinata, ma secondo leggi divine &#8211; traduco: inumane &#8211; che non finiamo mai di scoprire.&#187;</em>. Allora, contro ogni distorsione della realt&#224;, lo scrittore invita a non farci possedere dal nostro pensiero, ma a farlo evolvere in continuazione. Senza farlo degenerare a strumento di dominio, ma trattandolo come bussola per la verit&#224;, che, se a Tl&#246;n non esiste, sulla Terra continua a dardeggiare incessantemente.</p><p>Borges, dal canto suo, della venuta di Tl&#246;n se ne infischia: scrive con la consapevolezza di non essere un dio creatore, ma solo un messaggero, forse, uno dei tanti nessuno.</p><div class="pullquote"><p>Allora spariranno dal pianeta l&#8217;inglese e il francese e il semplice spagnolo. Il mondo sar&#224; Tl&#246;n. Io non me ne curo, io continuo a rivedere, nelle quiete giornate dell&#8217;Hotel de Androgu&#232;, un&#8217;indecisa traduzione quevediana (che non penso di dare alle stampe) dell&#8217;<em>Urn Burial</em> di Browne.</p></div><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://decostruzioni.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://decostruzioni.substack.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[VECCHIE IDEE PER UNA NUOVA SINISTRA]]></title><description><![CDATA[RESPONSABILITA&#8217; E COMUNITA&#8217;]]></description><link>https://decostruzioni.substack.com/p/vecchie-idee-per-una-nuova-sinistra</link><guid isPermaLink="false">https://decostruzioni.substack.com/p/vecchie-idee-per-una-nuova-sinistra</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Bodellini]]></dc:creator><pubDate>Mon, 02 Feb 2026 09:15:25 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!DOV7!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F84959603-ca44-464b-b6b8-364c76f149f1_443x443.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;&#232; una famosa frase &#8211; alle volte attribuita a Fredric Jameson, altre a Slavoj &#381;i&#382;ek &#8211; che recita cos&#236;: <em>&#8220;&#232; pi&#249; facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo&#8221;</em>, non abbiamo pi&#249; la capacit&#224; di immaginarci un futuro alternativo a quello cupo che viviamo. Siamo pessimisti, cinici, disillusi. Alla politica contemporanea mancano le idee. Se la destra, da questa mancanza, trae vantaggio per propinare agli elettori le sue nostalgie reazionarie, vendendo ad essi il sogno di un passato che non torner&#224;; la sinistra, che dovrebbe coraggiosamente guardare al futuro, balbetta e non riesce a proporre nulla di concreto n&#233; di appassionante.</p><p>Davanti all&#8217;avanzata della destra internazionale, &#232; giunto il momento di ricostruire una sinistra politica, che sia ad essa contrapposta nella prassi e nei valori. &#200; necessario riscoprire due concetti che sono andati irrimediabilmente perduti: la <strong>libert&#224;</strong> e la <strong>responsabilit&#224;</strong>. Essere liberi e responsabili, significa: essere responsabili perch&#233; liberi ed essere liberi perch&#233; responsabili.</p><p>&#200; la responsabilit&#224; che manca nella nostra contemporaneit&#224;, siamo protetti da uno Stato che aggrega in s&#233; sempre pi&#249; potere sottraendolo agli individui e alla comunit&#224;. Oggi, accanto alla degenerazione di uno Stato cos&#236; esteso, osserviamo l&#8217;accrescersi di disuguaglianze sempre pi&#249; ampie tra i cittadini. L&#8217;implicazione logica socialista &#8211; secondo la quale pi&#249; Stato equivalga a pi&#249; uguaglianza tra i cittadini &#8211; si &#232; dimostrata falsa, tanto falsa quanto l&#8217;assunto liberale che il mercato si autoregoli secondo il principio della mano invisibile di Adam Smith. Entrambe queste visioni del secolo scorso sono frutto di confusione ed erronee, ambedue vanno superate dalle nuove generazioni politiche.</p><p>Tutto ci&#242; si palesa in un contesto in cui gli individui sono sempre pi&#249; <strong>deresponsabilizzati</strong> e<strong>d estromessi</strong> (poich&#233; si auto-estromettono) dal dibattito pubblico e dalla partecipazione politica. Il potere della comunit&#224; si &#232; trasferito nelle mani dello Stato e gli individui non sono pi&#249; capaci (o non vogliono pi&#249;) occuparsi dei problemi che si pongono davanti a loro. &#200; la realizzazione sostanziale di <strong>quell&#8217;alienazione</strong> che i totalitarismi del Novecento erano riusciti a produrre solo formalmente.</p><p>Per contrastare queste derive serve responsabilizzare il cittadino, metterlo davanti ai propri doveri e ai propri problemi. Perch&#233; questo avvenga &#232; necessario ridimensionare lo Stato, almeno nelle sue parti sovrabbondanti, e restituire alla comunit&#224; quel potere che una volta le apparteneva. Bisogna riscoprire il principio di <strong>sussidiariet&#224;</strong>, proprio quello che era stato elaborato da Aristotele e Tommaso D&#8217;Aquino e ricompreso all&#8217;interno della dottrina sociale della Chiesa. Ossia l&#8217;idea che a ci&#242; a cui pu&#242; pensare il piccolo non debba pensare il grande, cio&#232; che lo Stato non faccia ci&#242; che pu&#242; fare la comunit&#224;. In effetti, si tratta di un pensiero profondamente <strong>laico</strong>, &#232; proprio di una visione religiosa del mondo credere che ci debba sempre pensare qualcun altro: lo Stato, il monarca, la Chiesa, Dio. Mentre la laicit&#224;, l&#8217;agnosticismo nei confronti della divinit&#224; o l&#8217;ateismo, la negazione della divinit&#224; stessa, portano con s&#233; una necessaria responsabilizzazione dell&#8217;individuo.</p><p>Un amico psicanalista mi ha raccontato di un episodio capitato ad un suo paziente: l&#8217;uomo aveva una figlia focomelica, priva di un braccio, ed un giorno la port&#242; in campagna per stare un po&#8217; assieme. La bambina, per gioco, lo convinse a costruire un arco. L&#8217;uomo si sorprese di questa richiesta, la figlia non avrebbe mai potuto utilizzarlo, e tuttavia la assecond&#242;. I due impiegarono il pomeriggio nella costruzione dell&#8217;utensile ed infine, realizzato, la bambina lo imbracci&#242;. &#8211; Come puoi usarlo? &#8211; le chiese il padre &#8211; Dammi una mano tu! &#8211; gli rispose la figlia. Ecco una grande metafora di laicit&#224; e comunit&#224;: la bambina non aveva la possibilit&#224; di tendere l&#8217;arco, eppure ci &#232; riuscita con un piccolo aiuto, il padre le ha dato il suo supporto e ci&#242; &#232; bastato a farla divertire. Il miracolo si &#232; compiuto senza intercessione divina, ma con la sola volont&#224; terrena di risolvere il problema che si era palesato, laicamente, comunitariamente.</p><p>Se il nostro obiettivo, da progressisti e da democratici, &#232; quello di realizzare la cosiddetta democrazia sostanziale &#8211; bene &#8211; lo dovremo fare attraverso la comunit&#224; non attraverso lo Stato. Se &#232; l&#8217;uguaglianza che vogliamo, non possiamo realizzarla a discapito della libert&#224;, ma possiamo realizzarla nella libert&#224;, riscoprendo i valori anarchici e del socialismo utopistico che sono andati perduti nella sinistra contemporanea. Perduti perch&#233; schiacciati da un marxismo ideologico che, come scriveva Aron, &#232; diventato l&#8217;oppio degli intellettuali di oggigiorno. Dobbiamo ambire ad essere liberi nell&#8217;uguaglianza, uguali proprio perch&#233; liberi dall&#8217;arbitrio e dalle violenze di Stato e mercato.</p><p>Serve ripartire dall&#8217;<strong>anarchia</strong>, dalla negazione dello Stato, per pensare uno Stato diverso. Serve tornare a leggere Proudhon, Charles Fourier, Robert Owen. Dobbiamo ripensare una sinistra non marxista, capace di rispondere alle necessit&#224; dei nostri giorni. Chiunque si consideri di sinistra deve tentare questo slancio fantasioso, rinunciare alle vecchie ideologie e pensarne di nuove.</p><p>La mia proposta consiste allora nella ricostruzione della comunit&#224;, come argine all&#8217;avanzata dallo Stato e presidio sociale contro la sperequazione economica. Ma perch&#233; ci&#242; possa avvenire &#232; necessaria una grande mobilitazione pubblica, un&#8217;intensa lotta politica, perch&#233; il potere non permetter&#224; mai che ci&#242; avvenga impunemente. Ma non &#232; ancora il tempo della lotta, prima di essa, serve <strong>risvegliare le coscienze</strong> della sinistra politica, dare spazio al pensiero, al confronto, al dibattito, serve diventare intelligenza collettiva. E questo breve testo &#232; scritto nella consapevolezza che prima o poi, speriamo non troppo tardi, ci&#242; avverr&#224;.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://decostruzioni.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://decostruzioni.substack.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[RACCONTI DI PARCHEGGI, DI ABRUZZESI, DI TOMBINI E DI ANARCHIA]]></title><description><![CDATA[LA VIA DELLA RESPONSABILITA&#8217;]]></description><link>https://decostruzioni.substack.com/p/racconti-di-parcheggi-di-abruzzesi</link><guid isPermaLink="false">https://decostruzioni.substack.com/p/racconti-di-parcheggi-di-abruzzesi</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Bodellini]]></dc:creator><pubDate>Sat, 17 Jan 2026 15:17:05 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!DOV7!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F84959603-ca44-464b-b6b8-364c76f149f1_443x443.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<div class="pullquote"><p><em>Il governo dell&#8217;uomo da parte dell&#8217;uomo, sotto qualsivoglia nome si mascheri, &#232; oppressione; la pi&#249; alta perfezione della societ&#224; si trova nell&#8217;unione dell&#8217;ordine e dell&#8217;anarchia. </em>&#8211; Proudhon</p></div><p>Mi sono convinto che la grande assente nella nostra societ&#224; contemporanea sia la responsabilit&#224; individuale. Essere protetti e custoditi &#232; una fortuna, ma soltanto se tutto questo non implica il nostro involontario asservimento. </p><p>PARCHEGGIATORI SVOGLIATI</p><p>Mi &#232; capitato, qualche giorno fa, di spostarmi con la mia automobile fino al centro della citt&#224; in cui risiedo. Cercando parcheggio, mi sono accorto che c&#8217;erano delle macchine posteggiate sulle strisce dedicate alle motociclette. Conosco quel parcheggio, e di motociclette non ne ho mai viste, mentre i posti per le automobili mancano sistematicamente. Ho immediatamente deciso che era assolutamente il caso di parcheggiare anche il mio veicolo nei posti delle motociclette: ero in ritardo, non avevo voglia di perdere molto tempo a cercare un altro posto, cos&#236; ho posteggiato, e in pochi minuti sono arrivato a destinazione.</p><p>Ecco che, attraverso una disobbedienza controllata e niente affatto rischiosa, &#232; stato possibile guadagnare un parcheggio in pi&#249; rispetto a quelli (troppo pochi) messi a disposizione dal comune. A disobbedire con me c&#8217;erano almeno altre tre automobili, il che avrebbe scoraggiato la rimozione da parte delle forze dell&#8217;ordine. Inoltre, la presenza della mia autovettura non rappresentava un danno concreto a nessun individuo e perci&#242; nessuno, realisticamente, mi avrebbe denunciato.</p><p>La disobbedienza, specie quando collettiva, &#232; un fondamentale strumento di ampliamento della libert&#224;, soprattutto laddove lo Stato non &#232; efficiente nella produzione e nella allocazione delle risorse. Molto spesso, soltanto gli utenti sono capaci di distribuire e usufruire delle risorse in maniera razionale.</p><p>ABRUZZESI AL VOLANTE</p><p>Qualche mese fa ho fatto un viaggio in automobile in provincia di Chieti. Alla guida era un amico che, essendo abruzzese, mi accompagnava. Per la via non c&#8217;era nessuno: n&#233; altri veicoli, n&#233; pedoni (non essendoci marciapiedi o attraversamenti) ed il mio compagno alla guida mi aveva assicurato che, in quella regione disabitata, ci&#242; era assolutamente la norma. Il limite di velocit&#224; era fissato ai canonici 50 chilometri orari, ma noi correvamo serenamente oltre i 70. &#200; a quel punto che il mio amico, fattomi notare tutto ci&#242;, mi interrog&#242; su quanto fosse irrazionale un limite di quel tipo e di quanto nessuno, certamente, lo avrebbe rispettato. La cosa in un primo momento mi fece sorridere, ma poi, riflettendoci, mi resi conto che ci&#242; accadeva: imporre il limite dei 50 in quella strada era un abuso! Una presa in giro, un insulto nei confronti dell&#8217;intelligenza dei cittadini e un&#8217;imposizione. Un&#8217;imposizione sciocca con la precisa volont&#224; di plasmare quella strada su un modello statale, un modello inadatto alla conformit&#224; di quel territorio e alle usanze vernacolari dei suoi abitanti.</p><p>Gli abruzzesi, che non potevano essere puniti tutti - ed infatti non c&#8217;erano velox n&#233; posti di blocco - con la loro quotidiana disobbedienza mi diedero un grande insegnamento: essi avevano rivendicato il diritto di andare alla velocit&#224; migliore &#8211; non a quella che desideravano, ma a quella pi&#249; razionale &#8211; e il legislatore non poteva impedirglielo.</p><p>Come scrive James C. Scott in <em>Elogio dell&#8217;anarchismo</em>, se il limite di velocit&#224; &#232; 90 chilometri orari, ma tutti i conducenti superano questa soglia anche soltanto di poco, i governanti saranno costretti ad inserire un margine di tolleranza. Se anche quel margine di tolleranza viene violato, esso verr&#224; ampliato. Ecco che, attraverso una disobbedienza collettiva e silenziosa, &#232; possibile guadagnare nuova libert&#224;.</p><p>TOMBINI E COMUNITA&#8217;</p><p>Questa estate ho passato qualche giorno anche in un altro luogo sperduto della nostra penisola: Marina di Grosseto. Stavo passeggiando con un amico &#8211; nonch&#233; attivista politico, proprio come me &#8211; quando mi fece notare i tombini stracolmi di aghi di pino di quella cittadina. Mi raccont&#242; che, in passato, suo padre e alcuni vicini di casa avevano l&#8217;abitudine di pulire i tombini, mostrando grande senso civico e comunitario. Oggi, non lo fa pi&#249; nessuno: tutti attendono che lo Stato si occupi di quel gramo compito.</p><p>Nella contemporaneit&#224;, come scriveva Arendt, siamo tutti pi&#249; soli e isolati. Ancor peggio: il potere che era in mano alla comunit&#224; &#232; stato trasferito allo Stato e alle sue propaggini. Abbiamo quindi bisogno di meno Stato e pi&#249; comunit&#224;. Il che equivale a dire che abbiamo bisogno di riappropriarci dei nostri problemi e di responsabilizzarci nella nostra individualit&#224;.</p><p>Avevo trovato inconsapevolmente la soluzione! Come Tocqueville e Mill insegnano: ad un potere &#232; necessario contrapporne un altro, affinch&#233; il primo venga limitato dal secondo: al potere dello Stato &#232; necessario contrapporre quello della comunit&#224;.</p><p>RESPONSABILITA&#8217; INDIVIDUALE E CONTRASTO ALLO STATO</p><p>Forse, &#232; venuta meno quella responsabilit&#224; individuale che in passato nutriva l&#8217;interesse verso la cosa pubblica, e ci&#242; ha generato l&#8217;astensionismo alle elezioni, la degenerazione della nostra societ&#224; e della nostra cultura.</p><p>Esiste un pensiero che sa mettere insieme mutualismo e responsabilit&#224;, comunit&#224; e politica: l&#8217;anarchia. Il potere ci vuole muti e inermi, conformi e ubbidienti, divisi e bisognosi di aiuto. Perch&#233; se siamo soli, siamo pi&#249; fragili e se siamo pi&#249; fragili lo Stato ci pu&#242; comprare. Dato che &#232; la classe media quella che porta a vincere le elezioni, abbiamo assistito negli anni alla sempre maggiore precarizzazione della stessa, e quindi alla costruzione di un consenso basato sull&#8217;assistenzialismo (a sinistra) e sulla paura (a destra).</p><p>Dobbiamo ribellarci a tutto questo e per farlo dobbiamo smantellare lo Stato, perlomeno nelle sue parti sovrabbondanti. Come farlo? Come fanno gli abruzzesi, gli anziani grossetani o i parcheggiatori svogliati: disubbidendo alle imposizioni irrazionali e agli abusi, contrapponendo al potere del Leviatano il potere della comunit&#224;, delle masse che si uniscono fra loro, del mutualismo, della collaborazione e di tutto quanto l&#8217;anarchia ci ha insegnato nei secoli.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://decostruzioni.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://decostruzioni.substack.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[RIARMO EUROPEO, UN CONFRONTO]]></title><description><![CDATA[Si offre al lettore questo confronto con l&#8217;intenzione di incentivare una riflessione critica sul tema, partendo dalla convinzione illuministica &#8211; forse un poco ingenua &#8211; che &#232; soltanto dal confronto libero delle idee che la verit&#224; pu&#242; prevalere.]]></description><link>https://decostruzioni.substack.com/p/riarmo-europeo-un-confronto</link><guid isPermaLink="false">https://decostruzioni.substack.com/p/riarmo-europeo-un-confronto</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Bodellini]]></dc:creator><pubDate>Mon, 12 Jan 2026 09:28:26 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!DOV7!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F84959603-ca44-464b-b6b8-364c76f149f1_443x443.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Il nuovo riarmo europeo, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, &#232; un evento dalla portata storica fondamentale. Le reazioni dell&#8217;opinione pubblica sono state numerose e i posizionamenti a riguardo i pi&#249; variegati. Circa un anno fa avvenne questo scambio, un duello a colpi di fioretto tra due sostenitori di visioni contrapposte. Si offre al lettore questo confronto con l&#8217;intenzione di incentivare una riflessione critica sul tema, partendo dalla convinzione illuministica &#8211; forse un poco ingenua &#8211; che &#232; soltanto dal confronto libero delle idee che la verit&#224; pu&#242; prevalere.</p><p></p><p>GUERRAFONDAI O VISIONARI? &#8211; di Mattia Marin 8/03/2025</p><p>Sembra quasi che il vecchio continente si sia affezionato a questa guerra in Ucraina, o perlomeno che desideri iniziare al pi&#249; presto i preparativi per la prossima, se proprio non si pu&#242; procedere con questa. Mentre in Europa si discute vivacemente del piano di riarmo da ben 800 miliardi proposto da von der Leyen, non mancano n&#233; a destra n&#233; a sinistra i visionari - o semplicemente schizofrenici (dipende dai punti di vista) - che affermano di sentire le avvisaglie di un&#8217;altra guerra mondiale a cui gli &#8220;Stati Uniti d&#8217;Europa&#8221; si devono preparare.</p><p>Emblematico in quest&#8217;ottica il caso del filosofo francese Pascal Bruckner che, proprio ieri (07/03/2025), ha rilasciato un&#8217;intervista a &#8220;La Stampa&#8221; in cui illustra una sua perspicace previsione della catastrofe, almeno per lui, gi&#224; annunciata. Bruckner racconta come non solo Putin, ma anche l&#8217;intero popolo russo non veda l&#8217;ora di attaccare l&#8217;Europa, un po&#8217; come nel 1940 per l&#8217;annessione delle Repubbliche baltiche. Il saggista ha poi perfezionato il quadro spiegandoci chiaramente che Trump a quel punto lascerebbe fare (anche se, il filosofo, poche righe dopo si contraddice nuovamente), e infine ricordandoci la chiara volont&#224; di Putin di vendicare la caduta del Muro di Berlino. Peccato che Putin non abbia mai parlato esplicitamente in questi termini n&#233; tantomeno di vendetta; a meno che non ne abbia parlato in seduta privata con l&#8217;intellettuale francese. Certo, Putin ha evidenziato pi&#249; volte il proprio rammarico per la caduta dell&#8217;URSS e la propria rabbia verso le &#8220;pugnalate alle spalle&#8221; che l&#8217;Occidente ha inflitto alla Russia pur di espandere la propria zona di influenza dopo la Guerra Fredda. Tuttavia, postulare &#8211; come Bruckner sembra fare sulla base di queste dichiarazioni - uno scontro diretto con la Nato sembra fantascientifico. Ricordiamoci che a trascinare questa guerra per le lunghe &#232; stato proprio l&#8217;Occidente, proprio quando Boris Johnson ha dato il non expedit a Zelensky, condannando cos&#236; a morte certa centinaia di migliaia di persone. Che Putin non sia un angioletto &#232; chiaro: ce lo ricorda lucidamente tutto ci&#242; che orbita attorno all&#8217;assassinio della Politkovskaja; questo, per&#242;, non autorizza la classe politica ad utilizzarlo come spauracchio per imbastire l&#8217;ennesima demagogia in sostegno del piano &#8220;Rearme Europe&#8221;. Sembra chiaro che l&#8217;Europa, che dovrebbe soffermarsi su temi come la deindustrializzazione, la crisi energetica e il palpabile ritardo nello sviluppo tecnologico, finir&#224; invece per acquistare un bel mucchio di armi.</p><p>D&#8217;altronde, quest&#8217;idea non dispiace neanche all&#8217;Italia, che ha riscontrato un aumento dell&#8217;86% dell&#8217;esportazione di armi durante il quinquennio 2019-2023 (SIPRI). Infatti, la premier Meloni sembra favorevole, a condizione che non si tocchino i fondi per la coesione e si modifichi il Patto di Stabilit&#224; - che lei stessa aveva firmato senza troppe cerimonie - cos&#236; da poter aumentare la spesa pubblica in quest&#8217;ambito.</p><p>Ma se una cosa &#232; certa in questa polveriera atlantica, &#232; che Bruckner - che nel giro che due colonne di intervista ne ha sparate un po&#8217; in tutte le direzioni - finir&#224; comunque, in un modo o nell&#8217;altro, per aver ragione.</p><p></p><p>NON GUERRAFONDAI, NON VISIONARI, MA LUCIDI DIFENSORI DI UN SOGNO IN COSTRUZIONE &#8211; di Lorenzo Bodellini 11/03/2025</p><p>Guerrafondai o visionari? Questa &#232; la domanda su cui si interroga l&#8217;editoriale a cui questo breve scritto vuole rispondere. Il tema &#232;, infatti, il piano &#8220;ReArm Europe&#8221; recentemente voluto da Ursula von der Leyen, affinch&#233; i paesi dell&#8217;Unione investano, nei tre anni venturi, 800 miliardi in spese militari.</p><p>L&#8217;obiezione sorge spontanea: perch&#233; spendere tutti questi soldi in armi quando avremmo molto pi&#249; bisogno in altri settori? E allora non pu&#242; essere che questo: consapevoli collusi con l&#8217;industria bellica o inconsapevoli pazzi, che sentono l&#8217;urgenza di armarsi quando questa urgenza non c&#8217;&#232;. Tuttavia, ci viene in soccorso Pascal Bruckner, un saggista francese, che recentemente intervistato dalla Stampa ha avuto modo di esprimere una preoccupazione che condividono molti di noi. Bruckner &#232; un liberale, di quelli duri e puri che sfociano spesso &#8211; forse perch&#233; hanno studiato tanto, ma non hanno capito fino in fondo &#8211; in forme di conservatorismo pi&#249; o meno esplicito. Eppure, si sa, anche gli orologi rotti segnano l&#8217;ora esatta due volte al giorno, e sembra proprio che il fortunato Bruckner ci abbia preso quando descrive la Russia come una minaccia per l&#8217;Unione Europea. Le mire espansionistiche russe sono evidenti, infatti, e il suo progetto di lungo periodo per la riduzione del continente europeo sotto la sua sfera di influenza &#232; lampante.</p><p>Gli Stati Uniti d&#8217;Europa non sono una realt&#224; oggi, ma possono essere un orizzonte, un obiettivo da raggiungere. Non c&#8217;&#232; nulla, assolutamente nulla, che spaventa pi&#249; la Russia come un&#8217;Europa unita e forte, un&#8217;Europa che parla a una sola voce e che agisce comunemente e in sintonia, un&#8217;Europa che difende la libert&#224;, la democrazia e lo Stato di diritto. Insomma, un&#8217;Europa che pu&#242; essere l&#8217;ultimo fortilizio della laicit&#224; e del razionalismo illuministico. Tutto quello che Putin e i suoi partner internazionali &#8211; l&#8217;Iran, la Corea del Nord &#8211; vogliono distruggere. E vogliono distruggere tutto ci&#242; perch&#233; rappresenta una minaccia, perch&#233; la democrazia, con tutte le sue imperfezioni, mette in discussione quel sistema di potere oligarchico, assistenziale, reazionario e religioso sul quale Putin e i suoi alleati hanno costruito il loro dominio. E allora le intromissioni nelle elezioni georgiane, in quelle rumene, in quelle moldave; l&#8217;invasione su vasta scala dell&#8217;Ucraina, la propaganda, le fake news, la corruzione attraverso il finanziamento in denaro di ministri e leader politici (Matteo Salvini, in Italia, ne &#232; un chiaro esempio). Insomma, una grande macchina messa in moto al solo fine di destabilizzare l&#8217;Europa e farla crollare. E qualcuno vuol farci credere che il leader del Cremlino non sia pronto per l&#8217;invasione? Ma quale invasione? &#8211; dicono gli scettici &#8211; non vedremo mai i carri armati russi sfilare per le strade di Trieste; e forse &#232; vero, ma l&#8217;invasione &#232; di altra natura: &#232; un&#8217;invasione di informazioni, di controllo, di influenza, di potere. Allora s&#236;, &#232; alla luce di tutto questo che il &#8220;ReArm Europe&#8221; ha ragion d&#8217;essere. Senza il supporto americano non c&#8217;&#232; pi&#249; tempo da perdere: riarmarsi &#232; la sola via per riacquisire quell&#8217;hard power necessario a difendere la propria indipendenza. Il nemico &#232; armato alle porte d&#8217;Europa, gli alleati hanno tradito, ed &#232; sotto alle mura di Kyiv che si decide il nostro destino, &#232; tra le strade di Tbilisi che si gioca la partita tra il vivere o il morire. Questo &#232; il momento, possiamo creare l&#8217;Europa che sognavano Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, un&#8217;Europa che pu&#242; essere garanzia di pace e faro di libert&#224;, ma per fare questo deve sopravvivere a chi la vuole distrutta e divisa.</p><p>Mi domando, quindi, sono un guerrafondaio o sono un visionario? Nessuna delle due, sono un realista politico, un pragmatico, se volete un sognatore in questi tempi di reazionarismo, un nonviolento, un convinto assertore dello Stato di diritto, un kantiano contemporaneo, un democratico. Sono un europeo, infine, e difender&#242; i miei valori, nel rispetto di quelli degli altri, perch&#233; essere europei &#232; anche questo: &#232; laicit&#224;, &#232; tolleranza ed &#232; ci&#242; che abbiamo di pi&#249; prezioso.</p><p></p><p>CONCLUSIONI</p><p>La questione si &#232; sviluppata con il passare del tempo, altri nodi sono venuti al pettine e, quindi, ci sarebbero sicuramente altre considerazioni da fare sul tema, estendendo lo sguardo anche su altri versanti del quadro geopolitico internazionale. Ribadiamo che l&#8217;utilit&#224; nella pubblicazione di questo scambio, risiede nell&#8217;implicito invito ai lettori ad una riflessione propria e, perch&#233; no, allo scontro con le nostre opinioni se necessario. Si parla di una riflessione che dev&#8217;essere sempre propria, sfaccettata e mai smussata per convenienza. Infatti, da questo breve botta e risposta si pu&#242; evincere proprio il fatto che, nonostante registri, argomenti e visioni diverse, ognuno ha la propria opinione &#8211; che, per definizione, non ha aprioristicamente una bandiera, perch&#233; solo le persone, a volte, ne hanno &#8211; ed &#232; importante che queste siano espresse sempre, costi quel che costi. Nessuna di queste &#232; una verit&#224; assoluta da sola, ma &#8211; presupposto che la <em>veritas aeterna </em>non esista &#8211; ci si pu&#242; avvicinare il pi&#249; possibile, solamente grazie ad una democratica dialettica fra il maggior numero possibile di pensieri differenti. Cosa che &#232; lapalissianamente impossibile, se continuiamo troppo spesso a custodirli gelosamente dentro di noi.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://decostruzioni.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://decostruzioni.substack.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[MEDIA PERSONALI PER POLITICI PERSONALI]]></title><description><![CDATA[DI POLITICA E DI TECNOLOGIE DELL&#8217;INFORMAZIONE]]></description><link>https://decostruzioni.substack.com/p/media-personali-per-politici-personali</link><guid isPermaLink="false">https://decostruzioni.substack.com/p/media-personali-per-politici-personali</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Bodellini]]></dc:creator><pubDate>Wed, 07 Jan 2026 10:19:32 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!DOV7!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F84959603-ca44-464b-b6b8-364c76f149f1_443x443.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>DIETRO AD OGNI POLITICO C&#8217;E&#8217; UN MEDIA</p><p>Dietro ad ogni politico c&#8217;&#232; un media. Questo &#232; l&#8217;imperativo della nostra contemporaneit&#224;, l&#8217;assioma che svetta glorioso sui nostri destini e su quello delle nostre istituzioni. Il rapporto tra media e politica &#232; un fenomeno da esplorare e studiare con attenzione perch&#233; racchiude in s&#233; i segreti della politica del presente e ne traccia il futuro. La figura del politico oggi si trasforma, si fa pi&#249; intima, pi&#249; vicina, pi&#249; calda, pi&#249; familiare, il politico non &#232; mai stato cos&#236; prossimo al suo elettore, cos&#236; presente nella sua vita. Il politico &#232; in televisione, &#232; sul giornale, parla in radio ma non basta, il politico &#232; comparsa perpetua nelle interazioni digitali dell&#8217;utente-elettore. Posso sapere in ogni momento dove si trova il politico, posso sapere in ogni momento cosa sta facendo il politico, posso sapere in ogni momento cosa pensa il politico e nell&#8217;epoca post-ideologica ci&#242; &#232; fondamentale. Non si costruisce pi&#249; un disegno del mondo ad immagine di una narrazione impersonale contenuta in un libro sacro o in qualche tradizione di pensiero codificata, niente affatto. L&#8217;immagine che si ha del mondo &#232; costruita sulla continuamente variabile opinione personale del politico-influencer, che la diffonde tramite i suoi media e cos&#236; facendo diventa il leader, la guida, il profeta, non pi&#249; soltanto di un partito ma di un modo di vedere le cose. Un modo di vedere le cose che &#232; soltanto suo e non lascia spazio a interpretazioni, richiedendo, per questo, un&#8217;osservanza ossequiosa, non verso il pensiero, ma verso il politico stesso.</p><p>LA SCOMPARSA DEL PARTITO E LA FINE DELL&#8217;IDEOLOGIA</p><p>Il partito perde di significato nella contemporaneit&#224;. Lo strumento-partito che nasce nella seconda met&#224; del XIX non ha pi&#249; ragion d&#8217;essere: esso era strutturato per rispondere innanzitutto all&#8217;esigenza di comunicazione. Serviva infatti fare in modo di dare una struttura gerarchizzata e funzionale ai movimenti politici, estesi su territori estremamente vasti, e connettere tra di loro le sezioni che nascevano spontaneamente nei vari distretti delle nazioni. I primi partiti moderni sono fondamentalmente socialisti e rispondono a un modello preciso, quello di un&#8217;associazione che parte dal basso. Il partito serve a direzionare il voto, mantenerlo compatto e diffondere l&#8217;ideologia, spiegare le ragioni e gli obiettivi, muoversi uniti e fare proseliti, in una parola: a trasportare informazione.</p><p>Nell&#8217;epoca dove l&#8217;informazione &#232; veicolata a velocit&#224; fuori controllo e in maniera chirurgica ad ogni individuo interessato secondo i precisissimi calcoli profilatori degli algoritmi, quel bisogno di comunicazione viene meno e con essa viene anche a cadere la ragion d&#8217;essere del partito. Una struttura sovrabbondante insomma, inutile, buona solo a dare stipendio a qualche ottuso dirigente di secondo livello, molto spesso del tutto servo del leader di riferimento. &#200; dal leader che discendono direttamente le sue possibilit&#224; di sussistenza, la sua vita e il suo lavoro hanno valore fintanto che &#232; il leader ad attribuirle ci&#242;. Il partito non &#232; pi&#249; un&#8217;essenza impersonale e pubblica, il partito e il leader si sovrappongono perfettamente, dal momento che il leader soddisfa da solo le proprie necessit&#224; di comunicazione, il partito sparisce, o meglio, viene assorbito integralmente dal leader. &#200; chiaro che siamo davanti a un&#8217;istituzione che diviene disfunzionale e dannosa. Tutto questo &#232; il prodotto dell&#8217;evoluzione delle tecnologie dell&#8217;informazione.</p><p>Anche l&#8217;ideologia codificata &#232; uno strumento utile a fini comunicativi: se devo veicolare un pensiero averlo standardizzato all&#8217;interno di un sistema risulta funzionale alla sua diffusione. In un certo senso l&#8217;ideologia permette di semplificare e fare sintesi di una visione del mondo dotando gli individui degli strumenti necessari per avere una risposta immediata ai quesiti che si impongono durante la pratica politica. Oggi non &#232; pi&#249; necessario: per ogni domanda il politico &#232; a disposizione, ogni questione pu&#242; essere risolta con una rapida ricerca su Google dal quale sar&#224; velocemente ricavabile il pi&#249; recente comunicato stampa riguardo ad un tema o all&#8217;altro. Nessuno strumento interpretativo dunque, non &#232; necessario, anche l&#8217;ideologia risulta superflua.</p><p>LA RIFEUDALIZZAZIONE, I SOCIAL NETWORK</p><p>Con il decadimento di partito e ideologia nuovi pericoli per la salute delle nostre istituzioni sorgono all&#8217;orizzonte. Il passaggio che trasforma il partito da una realt&#224; pubblica a una irrealt&#224; privata implica quello che Habermas chiama la &#8220;rifeudalizzazione&#8221; della politica.</p><p>Il personalismo non &#232; un fenomeno nuovo, per secoli le istituzioni sono state perfettamente sovrapposte alla figura di un singolo uomo: il monarca incarnava lo Stato in ogni sua manifestazione, il monarca era lo Stato. In Hobbes, ad esempio, non c&#8217;&#232; distinzione tra Stato e Leviatano, essi coincidono, il privato del sovrano &#232; il pubblico dei suoi sudditi. Cos&#236;, nel mondo feudale, l&#8217;amministrazione della giustizia, come descrive bene Foucault in <em>Sorvegliare e punire</em>, non &#232; un fatto pubblico ma una personale resa dei conti tra il sovrano offeso e il suddito che ha trasgredito alle sue regole mettendone in discussione l&#8217;autorit&#224;.</p><p>Quando Donald Trump perde le elezioni nel 2021 contro Joe Biden, una folla violenta e inferocita assalta il campidoglio e lo cinge d&#8217;assedio. Ci&#242; &#232; avvenuto, forse, perch&#233; quelle persone identificavano lo Stato proprio con Donald Trump e la sola idea che potesse assumere il ruolo di presidente qualcun altro, seppur regolarmente eletto, appariva fuori da ogni loro comprensione. Non a caso Donald Trump fa un uso spregiudicato dei media, in particolare dei social network, e rappresenta un campione indiscusso in fatto di comunicazione e vendita della propria immagine online, il paradigma &#8220;Donald Trump&#8221; &#232; il modello di successo che caratterizza la politica contemporanea e se teniamo alla conservazione della nostra democrazia, dobbiamo farci i conti.</p><p>L&#8217;evolvere dei media segue pedissequamente il personalizzarsi della politica, questo perch&#233; anche i media si personalizzano. Manuel Castells in <em>La nascita della societ&#224; in rete</em> sottolinea come gi&#224; negli anni &#8217;80 la comunicazione televisiva vede una sua prima forma di personalizzazione, aumentano i canali e quelli che nascono sono costruiti su misura per soddisfare pi&#249; efficacemente il pubblico. Il paradigma nel quale ci si trova &#232; ancora caratterizzato dalla societ&#224; di massa e da un rapporto con la comunicazione &#8220;broadcastico&#8221;, da uno a molti. Eppure, gi&#224; &#232; possibile osservare le prime ricadute di questo fenomeno in politica: la discesa in campo di Silvio Berlusconi, in Italia, &#232; un esempio lampante di questa rivoluzione in atto, Berlusconi incarna ad un tempo il superamento dell&#8217;ideologia, del partito come istituzione rigida e impersonale. &#200; accompagnato da un imponente apparato comunicativo, da dei media personalizzati e personali che veicolano la sua propaganda e il suo messaggio.</p><p><em>Il media &#232; il messaggio</em>, scriveva McLuhan, e perci&#242; al variare dei media varia il messaggio e cambia il paradigma. Oggi con l&#8217;ascesa dei social network anche la politica cambia e i fenomeni di personalizzazione si fanno pi&#249; insidiosi. Attraverso i social network la comunicazione del politico &#232; capace di arrivare all&#8217;elettore senza quasi alcun istituto di mediazione, &#232; tempestiva, chirurgica, straordinariamente efficace. Gli algoritmi direzionano l&#8217;informazione verso quegli individui che sono pi&#249; propensi ad accoglierla positivamente. Non scegliamo pi&#249; il canale, &#232; il canale che scegli noi. La comunicazione, inoltre, si fa da molti a molti, non c&#8217;&#232; pi&#249; un singolo comunicatore che ha bisogno di notevoli risorse per poter veicolare il suo messaggio, oggi tutti possono essere degli <em>emittenti</em>, siamo contemporaneamente pubblico e attore, palco e retroscena, spettatore e regista. Come scrive Castells, la comunicazione elettronica &#232; caratterizzata dall&#8217;integrazione di tutti i media all&#8217;interno di una rete interattiva. Si costituisce un metalinguaggio che integra, per la prima volta, modalit&#224; scritte, orali e audiovisuali. La multimedialit&#224; della comunicazione online pone definitivamente fine alla separazione tra media audiovisivi e media stampati, tra cultura popolare e cultura colta, tra divertimento e informazione, istruzione e persuasione.</p><p>LA STRADA DELLA DEMOCRAZIA DIRETTA</p><p>C&#8217;&#232; da domandarsi, infine, come reagire a tutto questo. Innanzitutto, il primo passo &#232; riconoscere che esiste un problema. Le nostre istituzioni liberali sono costruite, prevedendo pesi e contrappesi, per limitare l&#8217;accentramento del potere all&#8217;interno di un paradigma che non sussiste pi&#249;. L&#8217;attuale sistema non pu&#242; che finire per generare un oligopolio disfunzionale se la societ&#224; civile non riconoscer&#224; la necessit&#224; di svecchiare la propria forma di governo.</p><p>D&#8217;altra parte, le nuove tecnologie non sono necessariamente una minaccia, forse, possono essere la soluzione. Abbiamo la possibilit&#224; oggi di costruire forme di democrazia alternative a quella rappresentativa, ormai vecchia e polverosa. Forse ci sono le circostanze per iniziare ad introdurre forme di democrazia diretta, ampliare il potere dei singoli cittadini potrebbe sottrarne ai leader carismatici. Se il politico si fa influencer forse dobbiamo fare in modo che tutti divengano politici, una considerazione coraggiosa al tempo del pi&#249; alto tasso di astensionismo dal voto, ma qui non si vuole parlare del probabile, si vuole parlare del possibile, forse, addirittura, del necessario.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://decostruzioni.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://decostruzioni.substack.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[CONTRO IL DOMINIO, DIRITTO E DISOBBEDIENZA]]></title><description><![CDATA[Come decostruire il dominio? Non piegandosi ad esso! In una parola: resistendo.]]></description><link>https://decostruzioni.substack.com/p/contro-il-dominio-diritto-e-disobbedienza</link><guid isPermaLink="false">https://decostruzioni.substack.com/p/contro-il-dominio-diritto-e-disobbedienza</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Bodellini]]></dc:creator><pubDate>Mon, 05 Jan 2026 21:37:17 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!DOV7!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F84959603-ca44-464b-b6b8-364c76f149f1_443x443.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<div class="pullquote"><p><em>Sopravvivere significa vincere </em>&#8211; Raymond Aron</p><p><em>Non vi sar&#224; mai uno Stato veramente libero e illuminato, <br>fino a quando lo Stato non giunger&#224; a riconoscere l&#8217;individuo <br>come una forza pi&#249; alta e indipendente</em> &#8211; Henry David Thoreau</p></div><p>LO SPETTRO DELLA GUERRA</p><p>Noi europei siamo riusciti per pi&#249; di ottant&#8217;anni a vivere in pace tra noi, a crescere in serenit&#224; i nostri figli e ad esistere tranquillamente in una condizione tutto sommato agiata. Certo non sono mancate le crisi economiche e i momenti di recessione, di preoccupazioni ce ne sono state sempre tante, ma la spada di Damocle della guerra imminente e violenta, l&#8217;invasione, l&#8217;occupazione, la distruzione e la devastazione sono rimaste lontane dai nostri focolari domestici.</p><p>Oggi lo spettro della guerra risorge dagli inferi in cui lo avevamo segregato e nuovi conflitti si scatenano anche sul nostro continente coinvolgendo le potenze occidentali. L&#8217;aggressione russa dell&#8217;Ucraina, la sistematica eliminazione violenta dei palestinesi da parte di Israele, la deposizione dei dittatori Assad e Maduro, quest&#8217;ultimo rapito attraverso un blitz statunitense, i moti insurrezionali in Iran sono solo alcuni dei conflitti che infiammano il mondo oggigiorno, che minacciano la stabilit&#224; dei nostri rapporti internazionali e creano apprensione per gli equilibri geopolitici mondiali.</p><p>Difendere la pace, &#232; un grido che si alza da tutte le piazze, proteggere la vita e il benessere, &#232; questo quello che tanti vorrebbero. Ma come farlo?</p><p>RIFIUTARE LA LOGICA DEL DOMINIO</p><p>Qualcuno pensa che la violenza sia connaturata nell&#8217;essere umano, che la guerra possa sparire &#8211; dicono &#8211; &#232; un&#8217;utopia impossibile da realizzare perch&#233; c&#8217;&#232; qualcosa nell&#8217;uomo che lo spinge verso il conflitto. Ma questo &#232; un argomento piuttosto debole: il fatto che un&#8217;attivit&#224; come quella della guerra ci sia sempre stata non implica che ci sar&#224; per sempre. Sappiamo dalla nostra esperienza quotidiana che comportamenti istintuali possono essere felicemente corretti dalla cultura. Anche fosse che la violenza sia una propriet&#224; naturale dell&#8217;uomo &#8211; e probabilmente non lo &#232; neppure &#8211; questo non comporta che, allora, non sia correggibile e in qualche modo annullabile con l&#8217;educazione e l&#8217;abitudine.</p><p>Sarebbe sicuramente una sfida importante cancellare la violenza in ogni sua forma, una sfida forse troppo ambiziosa: ci saranno sempre delle ragioni per confliggere gli uni contro gli altri. Ma pensare di cancellare le guerre come scontri tra nazioni deve essere un obiettivo perseguibile. Perch&#233; la guerra non ha quasi nulla a che fare con gli interessi dei singoli individui che vi partecipano, ognuno ne prende parte come porzione di un tutto, come particella facente parte dell&#8217;organismo dello Stato. La soggettivit&#224; dell&#8217;individuo viene meno e con essa il suo diritto. Il disertore &#232; perseguitato, arrestato e condannato. Viene da s&#233; che, se abbiamo a cuore l&#8217;individuo, minoranza pi&#249; piccola al mondo come scriveva Ayn Rand, non possiamo tollerare la guerra.</p><p>Kant, gi&#224; nel 1795, teorizzava la pace perpetua tra nazioni attraverso un approccio cosmopolitico. Soltanto con una federazione di Stati &#232; possibile garantire la pace, ma, affinch&#233; ci sia una federazione, ci deve essere una limitazione di sovranit&#224;. Gli Stati devono rinunciare a parte del loro potere e cederlo a organismi sovranazionali pi&#249; ampi e comprensivi che garantiscano l&#8217;ordine: la norma.</p><p>A questo fine serve affermare la primazia del giuridico, ossia l&#8217;esistenza del diritto, anche a livello internazionale. Ma per fare questo bisogna prima, ed innanzitutto, rifiutare il dominio. Rifiutare cio&#232; l&#8217;idea che il pi&#249; forte possa prevalere sul pi&#249; debole, e che sia giustificato a farlo sulla base dalla sua superiorit&#224;. Ma rifiutare il dominio significa negarlo in ogni forma e quindi affermare il diritto, suo contrario, in ogni luogo e in ogni dimensione. Hobbes scriveva che la libert&#224; sta laddove il Leviatano non legifera. Noi dobbiamo pretendere invece che la libert&#224; sia presente ovunque vi sia un diritto che la garantisca. Se questo diritto &#232; davvero universale non c&#8217;&#232; posto per alcun Leviatano.</p><p>Forse non &#232; desiderabile abbattere lo Stato, nondimeno gli individui collettivamente possono domarlo: <em>domare la bestia</em>, come sosteneva Bonanno, e per fare ci&#242; necessitiamo della Norma, di una norma a cui lo Stato, o meglio, tutti gli Stati, siano sottoposti.</p><p>DECOSTRUIRE IL DOMINIO</p><p>L&#8217;obiezione a quanto detto &#232; semplice: il diritto non c&#8217;&#232;. Gli Stati si rapportano tra loro senza seguire nessuna legge e i tentativi di costruire organi sovranazionali </p><p>sembrano destinati al fallimento. &#200; evidente che si debba partire dal basso allora, dalle azioni quotidiane, serve decostruire il dominio e bisogna farlo attivamente.</p><p>Come decostruire il dominio? Non piegandosi ad esso! In una parola: resistendo. Scagliandosi contro i soprusi, contro la prepotenza, contro la violenza di chi vuole limitare la libert&#224; degli individui, di chi nega i diritti civili e quelli politici. Lottare per la conquista di maggiori diritti sociali, perch&#233; la libert&#224; non pu&#242; essere solo negativa. Infine: disobbedendo.</p><p>Disobbedire, certo, ma non per il semplice gusto di farlo, abbiamo bisogno di una disobbedienza razionale, di una disobbedienza che richieda ai governi rispetto della nostra intelligenza e delle nostre capacit&#224;. Abbiamo bisogno di responsabilit&#224; individuale.</p><p>Boicottare, disturbare, manifestare, difendere i nostri principi pubblicamente &#8211; nello spazio fisico e digitale. E, come scrive James Scott, servono anche piccoli gesti di confusione quotidiana: attraversare con il semaforo rosso quando per strada non c&#8217;&#232; nessuno ed &#232; perci&#242; del tutto irrazionale stare ad aspettare, superare i limiti di velocit&#224; quando la situazione lo consente, anche attraverso tutto ci&#242; guadagniamo piccoli spazi di libert&#224;.</p><p>Cosa c&#8217;entra tutto questo con il diritto, ed in particolare con quello internazionale? C&#8217;entra eccome, perch&#233; soltanto con queste piccole azioni di <em>resistenza quotidiana</em>, citando ancora Scott, ci abituiamo a non conformarci, a non piegarci, ci manteniamo vigili e coscienti delle nostre azioni, e questo ha assolutamente a che fare con il diritto. Perch&#233; il rispetto del diritto prevede innanzitutto razionalit&#224; e responsabilit&#224;, la legge deve essere sottoposta a un continuo vaglio critico da parte dei cittadini, da parte della cosiddetta <em>sfera pubblica</em> di Habermas. La legge pu&#242; essere testata e pu&#242; evolvere soltanto attraverso la sua stessa violazione.</p><p>Il dominio crolla quando noi comprendiamo che la nostra soggettivit&#224; non pu&#242; e non deve essere oppressa e, allora, la disobbedienza &#232; dovuta. Lo hanno capito gli ucraini che combattono gli invasori, essi disobbediscono a chi? Non al loro governo, hanno deciso di unirsi ad esso per disobbedire ad una regola pi&#249; grande: quella del dominio. Disobbediscono le iraniane e gli iraniani che scendono in strada per protestare contro il loro regime, disobbediscono i giovani e giovanissimi protestanti in Laos, disobbediscono i georgiani che vogliono libert&#224; e democrazia, disobbediscono, e sono degli storici disobbedienti: i curdi.</p><p>E allora, davanti a tutto questo, contro ogni dominio dobbiamo disobbedire anche noi, non per rovesciare governi o fare rivoluzioni, ma per conquistare quella porzione di libert&#224;, quella che ci affida la responsabilit&#224; sufficiente ad essere all&#8217;altezza dell&#8217;affermazione positiva del diritto. Soltanto attraverso questa conquista, che &#232; innanzitutto culturale e solo in seguito, politica, possiamo sperare di arrivare ad un mondo senza dominio. &#200; attraverso l&#8217;infrazione della legge che si produce una nuova legge aderente ai bisogni degli individui in continua evoluzione. &#200; soltanto dalla decostruzione della logica del dominio che possiamo ottenere un mondo senza guerre e senza sopraffazione. Ma affinch&#233; ci&#242; accada dobbiamo volerlo e dobbiamo crederci.</p><p>UN MONDO SENZA DOMINIO</p><p>&#200; possibile, dunque, un mondo senza dominio? Non solo &#232; possibile teoricamente, &#232; addirittura realizzabile e non ci siamo mai andati cos&#236; vicini nella storia dell&#8217;umanit&#224;.</p><p>Perch&#233; le persone lo vogliano, dobbiamo fare un lavoro di persuasione e propaganda, bisogna convincere gli individui che vivere in un mondo privo di dominio &#232; desiderabile. Ancora troppe persone pensano che la strada pi&#249; facile sia quella della schiavit&#249; e della minorit&#224;, proprio quella minorit&#224; che Kant sperava l&#8217;Illuminismo avesse superato; invece, ci troviamo ancora incatenati nella caverna di Platone sordi verso chi prova a raccontare la verit&#224;.</p><p>Il mondo senza dominio &#232; un obiettivo raggiungibile se ne saremo all&#8217;altezza: se saremo capaci di rivendicare e difendere quei valori che abbiamo duramente conquistato negli ultimi tre secoli continuando ad impegnarci in questa direzione. Anche se non ci arriveremo subito, ci arriveremo con il tempo, non per necessit&#224; storica, ma perch&#233; molte persone, anche se in minoranza, non accetteranno mai di piegarsi.</p><p>Resisteremo, da soli o tutti assieme.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://decostruzioni.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://decostruzioni.substack.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Cos'è Decostruzioni?]]></title><description><![CDATA[Uno spazio libero e anarchico dove esercitare l&#8217;analisi e il pensiero.]]></description><link>https://decostruzioni.substack.com/p/coming-soon</link><guid isPermaLink="false">https://decostruzioni.substack.com/p/coming-soon</guid><dc:creator><![CDATA[Lorenzo Bodellini]]></dc:creator><pubDate>Mon, 05 Jan 2026 21:21:37 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!DOV7!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F84959603-ca44-464b-b6b8-364c76f149f1_443x443.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Uno spazio libero e anarchico dove esercitare l&#8217;analisi e il pensiero.</p><p>Decostruzioni nasce dalla consapevolezza che abbiamo bisogno di riflettere criticamente sul nostro presente per tornare a immaginare un futuro felice e desiderabile. Possiamo fare ci&#242; soltanto attraverso i media della cultura e della filosofia.</p><p>Uno spazio orizzontale dove scrivere, confrontarsi, incontrare l&#8217;altro. Una forma di attivismo digitale, per contrastare la degenerazione che il mondo sta vivendo.</p><p><em> &#8220;L'impulso alla distruzione &#232; anche un impulso creativo&#8221; </em>scriveva Bakunin, e in questo spirito nascono queste pubblicazioni.</p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://decostruzioni.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="https://decostruzioni.substack.com/subscribe?"><span>Iscriviti ora</span></a></p>]]></content:encoded></item></channel></rss>